Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

MONUMENTI
Chiesa Nuova
Oratorio di San Francesco Piccolino
Piazza del Comune
Rocca Maggiore
Cattedrale di San Rufino
Basilica di Santa Maria Maggiore e Vescovado
Casa di Bernardo da Quintavalle
Basilica di Santa Chiara
Chiesa di San Damiano
Basilica di Santa Maria degli Angeli e Porziuncola
Eremo delle Carceri
Monastero di San Benedetto del Monte Subasio
Monastero di Sant'Angelo di Panzo
Rivotorto
Chiesa di Santa Maria Maddalena
Abbazia di San Pietro
Chiesa di San Paolo
Chiesa di Santo Stefano
Chiesa di San Giacomo del Murorupto
Rocca Sant'Angelo
CATTEDRALE DI SAN RUFINO
Cattedrale di San Rufino, veduta esterna Cattedrale di San Rufino, interno

CATTEDRALE DI SAN RUFINO

Dalla Piazza del Comune, a nord-est, si apre, in salita, via San Rufino; percorrendola si giunge alla Cattedrale di Assisi.
La maestosa chiesa era stata eretta in età altomedievale, per custodire le reliquie del vescovo e martire locale San Rufino, il cui corpo era stato rinvenuto nei pressi di Costano, sulle rive del Chiascio. Fu quindi ricostruita dal vescovo Ugone intorno al 1029, a seguito di un evento miracoloso narrato da San Pier Damiani; per conservare le reliquie di San Rufino fu usato un sarcofago del secolo III, adorno, nella fronte, di un bassorilievo con il mito di Diana e Endimione. Successivamente, nel 1035, vi fu trasferito il titolo di Cattedrale, fino ad allora legato a Santa Maria Maggiore (davanti alla quale Francesco, alla presenza del vescovo Guido, si spogliò delle sue vesti restituendole al padre Pietro di Bernardone).
Nel 1140 venne quindi fondata la nuova chiesa, l'attuale, ideata dall'architetto eugubino Giovanni, come ricorda l'iscrizione muraria visibile all'interno dell'abside; forse lo stesso Giovanni, che nel 1163 firmava il rosone della facciata di Santa Maria Maggiore.
La fabbrica non era ancora ultimata nel 1210, quando un patto di pace tra Maiores e Minores della città ne ordinava la prosecuzione dei lavori. Dal sarcofago, posto nella cripta Ugoniana, le ossa del Santo patrono furono allora prese e traslate nella nuova basilica. La consacrazione in forma solenne di questa chiesa avvenne però qualche anno dopo, nel 1228, ad opera di Gregorio IX, presente ad Assisi per la canonizzazione di San Francesco.
Giunto nella Piazza della cattedrale, il visitatore rimane affascinato dalla splendida facciata dell'edificio sacro, considerato uno dei monumenti più significativi dell'arte romanica in Umbria. La stessa facciata, opera di lapicidi umbri del secolo XII, creazione romanica dove trionfa l'ideale di armonia classica, risulta suddivisa in tre sezioni: su quella inferiore si aprono i tre portali in pietra finemente lavorati e alla cui base poggiano leoni e grifi; su quella centrale, divisa dalla precedente da una fila di colonnine, si stagliano i tre rosoni: interessantissimo è quello mediano, che sembra sorretto da tre telamoni e contornato dai simboli dei quattro Evangelisti.
Il campanile quadrato, che si innalza sulla parte sinistra della facciata, possente e autonomo nell'architettura, appartiene all'edificio del secolo XI, e si fonda su una cisterna romana.
L'interno è basilicale a tre navate, completamente rinnovato, nel 1571, da Galeazzo Alessi. All'inizio della navata destra è collocato il fonte battesimale nel quale furono battezzati San Francesco (10 ottobre 1182?), Santa Chiara, Federico II di Svevia (1197) e tanti, tanti altri autorevoli "figli" di Assisi (ultimo, il Passionista San Gabriele dell'Addolorata, al secolo Francesco Possenti).
La pila è formata da una vecchia colonna di pietra granitica, tutta circondata da una griglia di ferro. L'elegante tabernacolo in terracotta, che racchiude il sacro fonte, venne eretto nel 1882, quando Assisi celebrò il VII centenario della nascita di San Francesco. Il dipinto è di D. Bruschi. Sul muro di fronte, dietro una griglia, è una pietra su cui sarebbero le impronte dei piedi del "misterioso" pellegrino, che, a detta della tradizione, chiese di reggere il neonato Francesco presso il fonte battesimale.
Due gli altari di particolare interesse per la pietà popolare: la cappella della Madonna del Pianto e quella di San Vitale. La prima, ancora ai giorni nostri la più frequentata, fu fatta costruire nel 1496 in onore del miracolo di cui nel 1494 fu protagonista un'immagine della Vergine, che appunto lacrimò. L'immagine raffigura la Vergine addolorata che regge sulle ginocchia il corpo del Redentore. Di recente trafugata, l'opera tedesca di inizio Quattrocento è stata sostituita da una copia identica.
Sin dal 1894 venne portato e fissato in questa cappella il vecchio altare della Chiesa di San Nicolò di Piazza, sopra il quale San Francesco, Bernardo da Quintavalle e Pietro Cattani avevano consultato il Vangelo.
L'altra cappella fu voluta nel 1575, allorché i canonici di San Rufino disposero il trasferimento dei corpi dei Santi Rufino d'Arce, Vitale eremita alle Viole, Facondino di Valfabbrica e Vittorino: era nelle intenzioni dei canonici creare il Sancta Sanctorum della diocesi di Assisi.
Presso la sacrestia si può ammirare una specie di grotta, chiamata l'Oratorio di San Francesco, ove il Santo si ritirava in meditazione, quando veniva a predicare in cattedrale. Una giorno, mentre Francesco era qui assorto in preghiera, i suoi frati, a Rivotorto, furono testimoni di una misteriosa visione: videro il loro Patriarca sopra un carro di fuoco.
Pregevole è la cappella del Sacramento, disegnata ed in parte affrescata dal Giorgetti (1663). Le nove tele che decorano le pareti, rappresentanti scene del Vecchio e Nuovo Testamento, sono attribuite al secentesco Andrea Carloni.
Sopra l'ultimo altare destro è un Cristo adorato da Santi di Dono Doni (1555); sui due altari a lato del maggiore, sono altre due opere dell'artista assisiate: Deposizione (1562) e Crocifissione (1563). Le marmoree statue di San Francesco e di Santa Chiara, ai lati dell'altare maggiore, sono di G. Douprè; al centro del coro è la statua di San Rufino di Lemoyne.
Nell'abside è ammirabile il coro ligneo intagliato e intarsiato da Giovanni di Pieriacopo da San Severino (1520). Dalla navata destra si accede al Museo del Duomo, che conserva affreschi staccati dall'oratorio di San Rufinuccio, databili al secolo XIII, reliquiari e codici miniati; l'opera più significativa è il trittico raffigurante Madonna col Bambino e Santi di Nicolò Alunno (1470).
Dalla navata sinistra si può accedere alla cisterna romana, in opera quadrata. E' possibile visitare, con accesso dall'esterno della chiesa, anche la cripta primitiva (secolo XI) del tempo del vescovo Ugo. Essa conserva resti di affreschi dei secoli XI-XII e il sarcofago romano che servì da sepolcro a San Rufino.

Rapporti tra la Cattedrale di San Rufino e San Francesco d'Assisi:

Battesimo di Francesco in San Rufino: Tommaso da Celano, Vita II, cap. I, n. 3; Leggenda dei tre compagni, cap. I, n. 2; Mentre prega in San Rufino, Francesco è visto dai suoi compagni sopra un carro di fuoco: Tommaso da Celano, Vita I, cap. XVIII, n. 47; Santa Chiara, nella chiesa di San Rufino, assiste alla messa nella Domenica delle Palme: Leggenda di Santa Chiara, n. 7; Frate Silvestro canonico di San Rufino: Leggenda dei tre compagni, cap. IX, nn. 30-31; Frate Rufino predica in cattedrale: Fioretti, cap. XXX.


di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it



 
 



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